Segmento mobile intervertebrale

Dott. Paolo Tamaro • 14 luglio 2025
Mano tiene tecar su caviglia


I più diranno: mai sentito! Eppure la maggioranza dei disturbi della colonna vertebrale parte da lui.


Come noto, le vertebre si muovono l’una sull’altra, ruotano quasi, e questo grazie a tutte le strutture anatomiche presenti nel segmento mobile intervertebrale.

Iniziamo a parlare delle faccette articolari, le principali responsabili del movimento delle vertebre; sono quattro per ciascuna vertebra, due si articolano con la vertebra sopra e due con quella sotto, ovviamente a destra e sinistra. Il disco (sì, quello della famosa ernia) fa quindi solo da perno per il movimento. A queste strutture si aggiungono muscoli di vario tipo e legamenti, su cui in questa sede non mi dilungherò.

Ma perché il segmento mobile è così importante nella genesi dei dolori della colonna? A causa di un meccanismo che il dott. Maigne, medico fisiatra di Parigi a cui si deve il famoso metodo manipolativo che io seguo, ha chiamato DIM nella traduzione italiana, cioè Disturbo Intervertebrale Minore. Si tratta di una irritazione del segmento mobile intervertebrale dovuto principalmente all’alterato movimento di una faccetta articolare (quindi ad esempio a posture scorrette che privilegiano la movimentazione di altre vertebre) che causa una infiammazione dell’articolazione (come tutte le articolazione, anche quelle delle vertebre non tollerano di essere mobilizziate parzialmente e quindi si infiammano, provate a tenere un polso ad un range articolare dimezzato per un anno e vedrete che presenterà fenomeni infiammatori, ma credetemi sulla parola, non fatelo sul serio). Questa infiammazione coinvolge nel tempo le altre strutture muscolari ed i legamenti del segmento mobile intervertebrale e causa appunto il DIM, situazione dolorosa che inizialmente può essere evidenziata solo con una pressione del processo spinoso della vertebra (quello appuntito che sentite sotto la pelle), poi diventa doloroso di suo e determina la contrattura muscolare della muscolatura paraspinale, quella che potete sentire accanto alla colonna.

Ed ecco le cervicalgie e le lombalgie, passando per le dorsalgie. Ma come tutto ciò porta ad una cura? Nelle fasi inziali il DIM può essere manipolato (dal medico chirurgo col metodo di Maigne!) che valuta con cura alcuni paramenti essenziali, oltre un certo limite non è più manipolabile, quindi si opta per il rilassamento della muscolatura coinvolta (massoterapia trasversale profonda) e la riduzione dell’infiammazione del segmento mobile intervertebrale (TECAR). Poi si consiglierà al paziente una corretta ginnastica medica.

Da questo si evince anche l’importanza della prevenzione: i dolori della colonna sono risolvibili con una certa facilità agli inizi, quando ed entro una certa età possibile manipolare la colonna con ottimi risultati. Quando la patologia è avanzata, le manipolazioni non sono più eseguibili le terapie funzionano, ma diventano molto più lunghe.


Dott. Paolo Tamaro

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Quasi tutti i pazienti mi hanno chiesto perché si chiamano così. Chi si è cimentato col greco nei sui studi liceali non ha ritenuto necessario farmi la domanda. Nel greco antico infatti (e forse anche in quello moderno, ma non chiedetemi troppo) κίνησις (si legge kinesis) significa movimento (si pensi alla parola italiana “cinema”, che ha la stessa derivazione e significa sostanzialmente immagini in movimento), quindi la chinesi è una terapia di movimento. Si applica infatti a situazioni in cui , ad esempio, le articolazioni siano bloccate , può capitare spontaneamente (come nella cosiddetta spalla congelata) oppure dopo traumi o interventi chirurgici, in ogni caso il corpo da solo difficilmente riesce a risolvere queste rigidità ed ha bisogno di una chinesi, appunto una mobilizzazione che inizialmente può essere passiva , il fisioterapista che muove l’articolazione mentre il paziente sta più rilassato possibile, oppure attiva , cioè con movimenti che il fisioterapista chiede di eseguire al paziente a supporto delle sue mobilizzazioni passive. Le chinesi non dovrebbero mai essere dolorose , il dolore induce contrattura muscolare reattiva e rende più difficile la mobilizzazione, oltre e ovviamente ad essere difficile da tollerare. Un bravo fisioterapista riesce a trovare il giusto compromesso tra un fastidio tollerabile ed una energia sufficiente a produrre un buon risultato. Le sedute ovviamente portano progressivamente alla meta, ogni volta che il paziente si mette nella mani del fisioterapista compie un piccolo pezzetto di strada, spesso non percettibile; capita infatti che per varie sedute non si recuperi nulla, e poi la sedute successiva dia il frutto che le precedenti hanno preparato. Molto importante è anche valutare lo stop articolare, che può essere più o meno elastico e fornisce a chi le sa interpretare importanti informazioni sullo stato della patologia e sulla progressione della riabilitazione. Dott. Paolo Tamaro