Onde d’urto focali e radiali: quando vengono utilizzate in fisioterapia

Paolo Tamaro • 22 settembre 2026

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Tra le terapie strumentali utilizzate con maggiore frequenza presso il Centro Fisioterapico Fisiocenter del dott. Paolo Tamaro rientra il trattamento con onde d’urto focali e radiali, una metodica impiegata soprattutto nell'ambito delle problematiche muscolo-scheletriche e tendinee. Tallone, gomito, spalla, tendine d'Achille e regione inguinale sono soltanto alcune delle zone nelle quali possono comparire disturbi persistenti che limitano il movimento e rendono difficili anche attività quotidiane apparentemente semplici. In presenza delle corrette indicazioni, le onde d'urto possono essere inserite dal fisiatra all'interno di un programma terapeutico e riabilitativo personalizzato, anche in associazione ad altre metodiche fisioterapiche.


Che cosa sono le onde d'urto?


Le onde d'urto sono impulsi acustici di natura meccanica che vengono trasmessi ai tessuti attraverso appositi dispositivi. A differenza di quanto talvolta si pensa, il loro obiettivo non consiste nel colpire o “rompere” una struttura. L'azione meccanica prodotta dall'onda genera invece una serie di risposte biologiche nei tessuti trattati, con effetti che possono interessare il microcircolo, i processi infiammatori e la riparazione tissutale. Questo principio ne ha favorito l'impiego soprattutto nelle tendinopatie e nelle problematiche dell'apparato muscolo-scheletrico, in particolare quando il disturbo tende a persistere nel tempo. Un esempio importante riguarda le calcificazioni tendinee: le onde d'urto non agiscono frantumando direttamente il deposito calcifico. L'eventuale riassorbimento può essere secondario alle modificazioni biologiche indotte nei tessuti.


Qual è la differenza tra onde d'urto focali e radiali?


Esistono differenti modalità di trattamento e la scelta deve essere effettuata in relazione alla patologia e alla struttura anatomica interessata.


Le onde d'urto focali consentono di concentrare l'energia in un punto determinato e di raggiungere anche strutture poste maggiormente in profondità. Per questo vengono impiegate soprattutto nel trattamento di tendini, inserzioni tendinee e, in determinate indicazioni, strutture ossee.


Le onde radiali, invece, presentano una diffusione dell'energia più superficiale e su un'area più ampia. Possono essere utilizzate, per esempio, nel trattamento di alcune tendinopatie, contratture muscolari e punti dolorosi.


Non esiste quindi una tipologia migliore in assoluto: è necessario scegliere la metodica più appropriata in funzione della diagnosi e dell'obiettivo terapeutico.


Tallonite e fascite plantare


Il dolore sotto il tallone è un problema molto frequente e può rendere fastidiosi i primi passi del mattino, la camminata prolungata o l'attività sportiva.

Tra le cause più comuni rientra la fascite plantare, un disturbo che interessa la fascia fibrosa che percorre la pianta del piede. Quando il problema persiste e la valutazione clinica ne conferma l'indicazione, le onde d'urto possono essere inserite nel percorso terapeutico con l'obiettivo di stimolare una risposta biologica nei tessuti interessati. Il trattamento viene normalmente associato a un programma più ampio che può comprendere esercizi, tecniche manuali e correzione dei fattori che hanno favorito il sovraccarico.


Epicondilite ed epitrocleite: il dolore al gomito


L'epicondilite, conosciuta comunemente come gomito del tennista, interessa i tendini che si inseriscono nella parte esterna del gomito. L'epitrocleite, talvolta definita gomito del golfista, coinvolge invece prevalentemente la regione interna. Entrambe possono derivare da movimenti ripetuti e sovraccarichi e non riguardano esclusivamente chi pratica sport: possono interessare anche persone che svolgono attività lavorative o manuali caratterizzate dalla ripetizione continua degli stessi gesti. Le onde d'urto rappresentano una delle possibilità terapeutiche utilizzabili nelle tendinopatie del gomito, soprattutto nei disturbi persistenti, dopo un corretto inquadramento clinico.


Pubalgia


Con il termine pubalgia vengono generalmente raggruppati diversi quadri dolorosi localizzati nella regione pubica e inguinale. È frequente negli sportivi, soprattutto nelle discipline che prevedono corsa, cambi di direzione e movimenti ripetuti degli arti inferiori, ma può presentarsi anche al di fuori dell'attività sportiva. Poiché le possibili cause sono numerose, è particolarmente importante identificare le strutture coinvolte prima di impostare il trattamento. In alcuni quadri tendinei e inserzionali, le onde d'urto possono essere integrate nel percorso riabilitativo insieme a esercizi specifici e recupero funzionale.


Calcificazioni della spalla


La presenza di calcificazioni a livello dei tendini della cuffia dei rotatori può essere associata a dolore e difficoltà nel movimento della spalla.

In determinati casi, le onde d'urto focali possono essere utilizzate come trattamento conservativo. È importante precisare che l'onda d'urto non agisce come uno strumento che “frantuma” meccanicamente la calcificazione. L'effetto terapeutico è collegato soprattutto alla risposta biologica dei tessuti e alla modulazione dei processi locali. Il miglioramento della sintomatologia non coincide inoltre necessariamente con la completa scomparsa della calcificazione.


Tendinopatia del tendine d'Achille


Il tendine d'Achille è sottoposto quotidianamente a sollecitazioni molto elevate, sia durante la normale camminata sia nell'attività sportiva. Quando si sviluppa una tendinopatia possono comparire dolore, rigidità e difficoltà durante la corsa, il salto o anche nelle normali attività quotidiane. Le onde d'urto possono essere utilizzate nei quadri appropriati per stimolare biologicamente il tessuto tendineo e vengono generalmente integrate con un programma riabilitativo basato su esercizi specifici. La terapia strumentale, infatti, non sostituisce il recupero della forza e della capacità del tendine di tollerare progressivamente il carico.


Onde d'urto e coxartrosi


La coxartrosi è una forma di artrosi dell'anca che può determinare dolore, rigidità e progressiva limitazione dei movimenti. Rispetto alle tendinopatie, l'impiego delle onde d'urto nella coxartrosi richiede una valutazione particolarmente attenta. Presso Fisiocenter questa metodica può essere presa in considerazione in pazienti selezionati e nell'ambito di un progetto riabilitativo più ampio, stabilito dal medico sulla base del quadro clinico. L'obiettivo non è intervenire direttamente sulla degenerazione articolare, ma valutare se il trattamento possa contribuire alla gestione di alcune componenti dolorose e funzionali associate alla condizione.


Perché la valutazione fisiatrica è importante


Epicondilite, fascite plantare o dolore alla spalla possono sembrare problemi facilmente riconoscibili, ma sintomi simili possono dipendere da condizioni differenti. Prima di effettuare un ciclo di onde d'urto è quindi importante stabilire quale struttura provoca il dolore, in quale fase si trova il disturbo e quale tipo di trattamento sia più appropriato. Anche i risultati non devono necessariamente essere immediati. Le onde d'urto stimolano processi biologici che possono svilupparsi progressivamente nelle settimane successive al trattamento. Per questo motivo la terapia viene inserita all'interno di un percorso nel quale valutazione medica, fisioterapia ed esercizio terapeutico possono lavorare in modo complementare.


Trattamenti con onde d'urto presso Fisiocenter


Presso il Centro Fisioterapico Fisiocenter del dott. Paolo Tamaro vengono utilizzate onde d'urto focali e radiali, scegliendo la metodica più appropriata sulla base della problematica del singolo paziente.


Tra le condizioni trattate più frequentemente rientrano talloniti, fasciti plantari, epicondiliti, epitrocleiti, pubalgie, calcificazioni della spalla e tendinopatie del tendine d'Achille, oltre ad altri disturbi muscolo-scheletrici valutati individualmente.


Per sapere se le onde d'urto possono essere indicate per il proprio problema è possibile rivolgersi a Fisiocenter per una valutazione specialistica e per definire il percorso terapeutico più adatto.

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I più diranno: mai sentito! Eppure la maggioranza dei disturbi della colonna vertebrale parte da lui . Come noto, le vertebre si muovono l’una sull’altra, ruotano quasi, e questo grazie a tutte le strutture anatomiche presenti nel segmento mobile intervertebrale. Iniziamo a parlare delle faccette articolari, le principali responsabili del movimento delle vertebre; sono quattro per ciascuna vertebra, due si articolano con la vertebra sopra e due con quella sotto, ovviamente a destra e sinistra. Il disco (sì, quello della famosa ernia) fa quindi solo da perno per il movimento. A queste strutture si aggiungono muscoli di vario tipo e legamenti, su cui in questa sede non mi dilungherò. Ma perché il segmento mobile è così importante nella genesi dei dolori della colonna? A causa di un meccanismo che il dott. Maigne, medico fisiatra di Parigi a cui si deve il famoso metodo manipolativo che io seguo, ha chiamato DIM nella traduzione italiana, cioè Disturbo Intervertebrale Minore . Si tratta di una irritazione del segmento mobile intervertebrale dovuto principalmente all’alterato movimento di una faccetta articolare (quindi ad esempio a posture scorrette che privilegiano la movimentazione di altre vertebre) che causa una infiammazione dell’articolazione (come tutte le articolazione, anche quelle delle vertebre non tollerano di essere mobilizziate parzialmente e quindi si infiammano, provate a tenere un polso ad un range articolare dimezzato per un anno e vedrete che presenterà fenomeni infiammatori, ma credetemi sulla parola, non fatelo sul serio). Questa infiammazione coinvolge nel tempo le altre strutture muscolari ed i legamenti del segmento mobile intervertebrale e causa appunto il DIM , situazione dolorosa che inizialmente può essere evidenziata solo con una pressione del processo spinoso della vertebra (quello appuntito che sentite sotto la pelle), poi diventa doloroso di suo e determina la contrattura muscolare della muscolatura paraspinale, quella che potete sentire accanto alla colonna. Ed ecco le cervicalgie e le lombalgie, passando per le dorsalgie. Ma come tutto ciò porta ad una cura? Nelle fasi inziali il DIM può essere manipolato (dal medico chirurgo col metodo di Maigne! ) che valuta con cura alcuni paramenti essenziali, oltre un certo limite non è più manipolabile, quindi si opta per il rilassamento della muscolatura coinvolta (massoterapia trasversale profonda) e la riduzione dell’infiammazione del segmento mobile intervertebrale (TECAR) . Poi si consiglierà al paziente una corretta ginnastica medica . Da questo si evince anche l’ importanza della prevenzione : i dolori della colonna sono risolvibili con una certa facilità agli inizi, quando ed entro una certa età possibile manipolare la colonna con ottimi risultati. Quando la patologia è avanzata, le manipolazioni non sono più eseguibili le terapie funzionano, ma diventano molto più lunghe. Dott. Paolo Tamaro